Cristian

Christian Costantini

Questo racconto è tratto da Settenotti: Br…eeze. Nato come gioco-sfida in cui una mia amica ha dato una trama (un uomo vince alla lotteria, ma c’è un prezzo da pagare) e una quantità di caratteri da usare. La mia amica ha detto “vai, sorprendimi“, secondo voi c’è l‘effetto wow? A voi lettori l’ardua sentenza.

Un brivido nel limbo

“Allora Signor Anders. Lei ha vinto la seicentoquarantaseiesima lotteria. Deve darle quel brivido di piacere immagino. Ne sarà contento spero”.

La voce dell’uomo vestito con una tunica bianca metteva in soggezione Eric, tanto da fargli scaturire un brivido freddo sulla schiena.

“…Ma…ma certo. É una grandissima opportunità, la migliore direi” rispose nella maniera più servile possibile.

“Non avevo dubbi che la pensasse così. Me ne compiaccio. Vuole un caffè”. L’ultima frase non era una domanda.

“Non si preoccupi. La ringrazio lo stesso signor Balden. Ho lasciato sul tavolo il…”

“Lo beva, le piacerà”, disse in modo autorevole trasformando quel brivido freddo in una mano gelata capace di afferrare la spina dorsale.

“… o … ok … certo la ringrazio”. Rispose il giovane uomo mentre il signor Balden ordinava dal vivavoce le bevande.

“Veniamo a noi Eric. La posso chiamare Eric”. Il signor Balden non aspettò una risposta, “dunque abbiamo giusto per lei due ragazzi in coma. Il primo per incidente sul lavoro. Ventisei anni, corpo atletico, spagnolo. Ah si è celiaco. Il secondo in coma per incidente in moto. Tedesco, trentenne, più in carne del primo ma atletico pure lui. Nessuna malattia accertata. Le darò le due schede. Ha un giorno di tempo per scegliere in quale corpo tornare sulla Terra. Allo scadere del tempo deciderò io, non abbiamo tempo da perdere qui nel Limbo. Tutto chiaro”.

“..ok… grazie signor Balden. Domani le darò la risposta”. Eric sperava di aver finito quella conversazione e la mano gelata sulla schiena tornò ad essere un leggero brivido freddo.

“Un’ultima cosa prima di andare. C’è una clausola per il premio della lotteria”. La faccia del signor Balden si fece seria. Eric lo guardò fisso negli occhi, aspettando come congelato, che il suo interlocutore parlasse. “Dunque, una volta tornato in vita avrà un anno di tempo per mandarci altre due anime qui a lavorare nel Limbo. Sa, non possiamo rimanere senza gente. Ah, inutile dirle che se non lo farà, noi faremo in modo di riportarla qui”. E in quell’istante il brivido freddo sulla schiena mutò in un mortale vento glaciale capace di uccidere in poche ore.

Eric era paralizzato. Si riprese appena il signor Balden ricominciò a parlare, “Signor Anders è TUTTO CHIARO direi. Può andare e congratulazioni”.

“Ah si, grazie signor Balden. Ora vado” e a quelle parole Eric andò verso la porta. Prima di uscire però si girò verso l’uomo in tunica bianca. “Signor Balden le lascio il vassoio del pranzo sul tavolo. Quando ha finito verremo a riprenderlo”.

Eric chiuse la porta dietro di lui. “Com’è andata oggi con ‘lo Scrittore’?” sogghignò un’infermiera nel corridoio della casa di cura. “Perso nelle storie dei suoi libri. Oggi ha citato ‘Dal Limbo alla Terra’. Santo cielo quanto mi mette in soggezione”.

“Ma cosa dici? Io lo trovo divertente”.

Eric guardò storto la sua collega. “Ok, allora vai te a riprendere il vassoio del pranzo!” disse dirigendosi verso la finestra a respirare dell’aria fresca e a massaggiandosi la schiena.

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