Cristian

Christian Costantini

Questo racconto è tratto da Settenotti: Anniverse. Nasce dalla mia voglia di presentare un mondo poco conosciuto e a volte disprezzato, ma a me molto legato. Sono assolutamente convinto che la sessualità, come tutto quello che crea l’essere umano, sia potenzialmente arte. E sono convinto che per capirla bisogna che passino le sensazioni e le emozioni più che una descrizione delle azioni stesse. A voi, spero, un po’ di godimento.

Gioco di ruolo

Mentre scendeva la scala di ferro, i rumori dei suoi passi con gli stivali di pelle echeggiavano nella notte. Con una camminata lenta, sicura, arrivò davanti quella porta tagliafuoco dipinta di nero e illuminata da delle luci rosse al led. Si massaggiò la barba bianca mentre guardava quel simbolo che conosceva fin troppo bene inciso sulla porta: una maschera da saldatura e sotto di essa una catena disposta a semicerchio. L’uomo, vestito completamente in pelle nera, allungò la mano per suonare il campanello che riportava la scritta “SolderMask”. Immediatamente, lo specchietto dalla maschera si illuminò sbloccando la serratura e permettendo all’uomo di entrare in quell’edificio nel quale non metteva piede da molto tempo.

Mancava qualche ora all’apertura del locale e Paride era intento negli ultimi preparativi. Si muoveva velocemente, guardava se l’arredamento era tutto in ordine, se nei bagni cerano carta e sapone, se le luci e le casse funzionassero a dovere, se le spine degli alcolici erano apposto. Per quanto fosse in canotta stava visibilmente sudando.

“Hei Red”. Paride trasalì sentendo chiamare il suo nome. Il padrone del locale, un uomo pelato dallo sguardo sereno lo stava osservando divertito.

“Hai fatto il giro non so quante volte, vuoi star tranquillo?”

“Si Angelo hai ragione, ma sai come sono fatto” rispose il giovane uomo proseguendo, “però stasera sono vent’anni, ci sono ospiti importanti e …e cazzo! sono arrivati i whiskey?! …”

Angelo alzò la mano sogghignando, “Si, li ho messi sotto il bancone. Tranquillo. Ora vai a cambiarti che stanno per arrivare gli ospiti”

Paride si sentì sollevato. “Agli ordini capo” rispose, per poi girarsi ad osservare il locale che aveva attentamente predisposto.

Grandi strutture rosse a forma di x si ergevano ai lati esterni della pista dove risaltavano davanti i muri ridipinti di nero. Dal soffitto, alcune catene di ferro penzolavano qua e là, mentre altre, come onde argentee, guidavano lo sguardo verso gli anfratti e le zone più scure del locale. Ma ciò che avrebbe fatto scaturire un senso di soggezione ed eccitamento sarebbe stata la serie di poltrone di pelle poste a semicerchio al centro della pista. Sontuosi troni neri che aspettavano dei legittimi reggenti per la notte che stava per iniziare.

“Sarà una serata fantastica” pensò Paride annusando l’aria già carica di aspettative.

Uscì dal camerino qualche minuto dopo. Indossava un abito che meglio si confaceva alla sua natura. Un mix tra cuoio nero e pelliccia, a metà strada tra un uomo moderno e uno antico, tra un essere umano e una forma più selvatica di sé. Angelo lo stava guardando dall’altra parte del bancone, davanti a lui quel giovane uomo sembrava diverso, come se si fosse risvegliato qualcosa dentro Paride. Angelo sorrise e nel mentre si diresse ad aprire il locale ai tre ospiti appena arrivati. Un uomo possente vestito con una divisa poliziesca ma in pelle, una donna abbronzata in latex con frusta e tacchi altissimi e per finire un uomo dal corpo atletico con al petto una catena e in testa una maschera da puppy. Furono accolti con tutti gli onori e fatti sentire le migliori star che quel locale avesse mai avuto. Il proprietario del SolderMask era bravo in questo; la festa di nuova inaugurazione che stava per iniziare infatti ne sottolineava le capacità imprenditoriali anche dopo vent’anni di attività. Sì accomodarono e li fu mostrata la serie di poltrone al centro della pista. “Le tre centrali sono solo vostre” annunciò Angelo.

La musica tecno inondava ogni punto, dal più luminoso al più angusto. Una moltitudine di persone si spostava all’interno del locale seguendo le vie invisibili create da volatili ormoni che ormai colmavano quel luogo. Ogni tipologia di persona, dall’età al sesso, dallo stile al gusto sessuale, trovava modo di divertirsi ed esaltare i propri gusti. C’erano coppie che invitavano terzi ad unirsi a loro nei camerini, persone che si facevano portare al guinzaglio, altre che si conoscevano al bar e parlavano tranquillamente dei loro desideri, gente che si scambiava consigli su pratiche, e inesperti che si facevano guidare nel provare nuove esperienze. In tutto questo i tre ospiti scelti da Angelo avevano preso posto sulle loro poltrone dove avevano già iniziato a giocare al gioco degli adulti. Quello che esalta l’arte umana della sessualità e rende liberi. L’uomo con la maschera da puppy aveva già attorno i suoi “cuccioli” mascherati come lui, la donna dai tacchi altissimi aveva sotto i suoi piedi un uomo che gioiva nel far sentire la sua padrona così potente e l’uomo vestito in poliziesco stava concedendo il suo membro nella gola di un ragazzo inginocchiato davanti a lui, mentre la sua fidanzata ne regolava l’intensità dell’atto.

In giro per il locale, Paride era affabile con tutti, con conoscenti e sconosciuti, voleva che tutti stessero a loro agio, era lì per quello. Ma al contempo stava studiando la platea. Stava dividendo le persone interessanti da quelle che non lo erano. E quello a separarle era la capacità di intuire in loro quell’energia animalesca che tanto desiderava. Annusava l’aria e si leccava i denti: Era a caccia. Nella penombra scrutò un ragazzo, giovane, con una barbetta appena accennata. Stava osservando la scena centrale la pista e ne era catturato. Alzò la testa e si ritrovò un giovane uomo dai capelli rossi, vestito in cuoio e pelliccia ad osservarlo. Si scambiarono per qualche secondo gli sguardi. Avevano deciso. Paride fece un cenno con il capo per indicare una poltrona vuota e si diresse là. Il ragazzo obbedì e lo raggiunse poco dopo. In piedi davanti ad essa Paride si avvicinò al collo del ragazzo e ne annusò l’odore, per fortuna privo di profumi se non quello della pelle. Il ragazzo vibrò di eccitamento, inglobato da quell’energia da bestia selvaggia che lo stava pregustando. L’uomo rosso lo afferrò per un braccio e glielo alzò, lasciando libera l’ascella per annusarla. Si ubriacò di quell’odore. Lasciò subito la presa e stavolta permise alla creatura inesperta di scegliere cosa fare. Il ragazzo spostò la sua faccia sull’ascella dell’uomo rosso e il suo odore iniziò a pervaderlo. Vibrò un’altra volta: gli stava piacendo. Allora Paride gli prese la testa e la affondò ancora di più sulla sua pelle, iniziando un gioco di potere. Poi lo liberò e spinse la sua preda sulla poltrona facendola sedere. Si scaraventò su di lui e si avvicinò al suo orecchio. Iniziò a ringhiare inebriandosi ancora del suo odore. In filo di voce l’altro annuncio “Sono tuo”. L’uomo, ormai belva, gli prese la testa e lasciando scoperto il collo lo morse avidamente. Una mossa esperta, per segnarlo, portandolo sulla linea tra il dolore e il piacere. Il ragazzo era alla sua mercè godendo estremamente. Paride equilibrava la forza del morso in base alla reazione del corpo del ragazzo sotto di lui. Si staccò e si guardarono negli occhi, si erano capiti. Paride allora parlò “urla bestia” sentenziò. Il ragazzo rispose emettendo un verso animale nel quale si unì l’uomo-belva sopra di lui. Goderono entrambi arrivando ad un altro livello di comunicazione.

La festa stava continuando da qualche ora e gli invitati erano tutti presenti quando la spia luminosa collegata al campanello si era accesa: qualcuno era appena arrivato e voleva partecipare all’inaugurazione. Angelo si prestò ad andare a controllare. Non si aspettava l’arrivo di quell’uomo, anche se in cuor suo ci sperava. Lo abbracciò. “Non pensavo venissi” riuscì a dire. “Non potevo non venire alla nuova apertura” disse con voce profonda l’uomo dalla barba bianca, “dovevo dare la mia benedizione, come il primo giorno che hai aperto”. Angelo sfoggiò il suo sorriso come ringraziamento, per poi invitare il suo amico ad entrare. ma prima di lasciarlo proseguire, gli sussurrò “Hans, c’è Paride”. L’uomo dalla barba bianca, senza girarsi rispose, “Sono venuto anche per questo”. Questa volta, il proprietario del SolderMask non fece un sorriso, ma un ghigno complice carico di curiosità, speranza, desiderio.

Hans prosegui con la sua camminata fiera all’interno della festa. Trasmetteva un’energia regale e molti ne erano attratti e intimoriti contemporaneamente. L’uomo dalla barba bianca conosceva fin troppo bene quegli ambienti e ormai non lo entusiasmavano più così tanto. Ma in lui c’era un’emozione che lo stava guidando, e nel profondo poteva farli perdere l’autocontrollo. Stava cercando lui, voleva vedere com’era cresciuto in quegli anni. Si ritrovò al centro della pista e vide Paride conversare con un ragazzo esausto, che evidentemente aveva provato l’energia di colui che era al suo fianco. Si fermò davanti a loro aspettando che colui che voleva ne sentisse la presenza.

Paride si sentì come se in una foresta un predatore lo stesse osservando. Si girò e non credette ai suoi occhi. Davanti a lui, segnato dagli anni c’era il suo vecchio master, colui che lo aveva iniziato a quel mondo. Si guardarono negli occhi intensamente per un tempo che sembrò durasse anni. Nessuno dei due sapeva come muoversi, con che parola iniziare. Il mondo attorno era solo un rumore ovattato. Paride si mosse verso Hans.

“Buonasera” riuscì a dire.

“Buonasera” fu la risposta.

“Sei invecchiato”

“Pure tu. Come stai?” chiese Hans

“Prima bene, ora non so”

“Credo lo stesso pure per me”

“Posso abbracciarti?” chiese questa volta Paride

“Credo di sì” rispose Hans.

Il giovane uomo si mosse e allargò le braccia. L’altro fece lo stesso. L’azione fu strana, quasi meccanica, quasi dovuta dalla circostanza. Nessuno però si sapeva togliere dall’abbraccio. Poi avvenne. I loro reciproci odori penetrarono nel corpo dell’altro.  Una moltitudine di ricordi si risvegliarono e anche un desiderio profondo. L’abbraccio si ruppe ma loro erano più legati rispetto un’istante prima. Iniziarono a ringhiarsi come due bestie in sfida. Le fronti erano appoggiate l’una all’altra e i versi aumentarono di intensità. La donna con i tacchi altissimi aveva intuito e allungò la frusta. Nella penombra Angelo stava guardando la scena e ne era soddisfatto.

Paride si mosse spogliandosi il torso e dirigendosi verso una struttura ad x. Hans prese in mano la frusta e si prestò a posizionarsi a qualche metro dietro il giovane uomo. Il primo colpo arrivò leggero, una carezza di inizio amplesso. Seguirono una serie di colpi per preparare la schiena di Paride. Poi, ringhiò e una forte frustata si abbatté su di lui. Emise un verso di piacere rilassando le spalle. In Hans si risvegliò la furia e colpì altre due volte intensamente. Il giovane ragazzo ringhiò aggressivo mettendo in tensione i muscoli. Hans si avvicinò leccandolo vicino al collo. Si liberarono altri ricordi. Si allontanò ancora e altre frustate partirono. Paride emise un lungo verso di liberazione, quasi fossa un ululato. Poi delle lacrime cominciarono a sgorgare dai suoi occhi, liberando uno sfogo tenuto dentro da anni. Hans si avvinò ancora, appoggiandosi. Stava lacrimando anche lui. Paride si girò e si abbracciarono.

La platea li stava guardando. Ne era stata rapita. Poche volte avevano visto una sessione di tale intensità. La frusta era diventata un mezzo per comunicare e non solo giocare.

Paride si avvicinò all’orecchio di Hans. “Sempre intenso eh”

“Sempre stato”

“Riparti presto?”

“Sì, già domani”.

Poi, con il mezzo sorriso di chi ha accettato il passato, Paride se ne uscì con “lo sai che se ci fossimo sposati sarebbero già sette anni di matrimonio?”

Hans rispose con lo stesso mezzo sorriso e poi aggiunse “è vero, ma non siamo per fatti per stare assieme”.

“Vero”.

“Vero”.

La festa continuò per ore. Molte altre persone provarono sensazioni intense quella notte, com’era di loro consuetudine. Per altri invece fu solo la prima volta di estasi in mondo di libertà.

Angelo ne rimase contento. Quella notte, a chiusura del locale, si appoggiò al bancone del suo bar e, versandosi un goccio, brindò con un wiskey invecchiato vent’anni.

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